Quello fu il mio primo incontro esplicito con il Sol Levante, che prima di allora era arrivato filtrato nella mia fantasia attraverso una serie di prodotti di cui non solo facevo uso quotidiano, ma la cui influenza aveva determinato il mondo in cui vivevo, anche da vicinissimo. Dal gioco alla musica, al cinema, all’immagine stessa: tutto quello che riempiva le mie giornate, se non veniva dal Giappone, gli doveva comunque molto.
Con Pop, portato in Italia da Add (e impreziosito dalle illustrazioni di Lucrezia Viperina), Matt Alt s’infiltra nella storia Paese che nel 1945 assistette impotente alla fine del mondo, e che da quelle macerie ne creò uno nuovo: il nostro. Un aneddoto dopo l’altro, l’autore ricuce gli intrecci delle vicende individuali di uomini e donne, delle loro invenzioni o scoperte che avrebbero dato un nuovo volto al pianeta.
Grazie ad una prosa immediata e accattivante, nonché alla lucidità delle sue intuizioni, Pop offre una lettura leggera senza mai scadere nell’ovvio o nell’approssimativo. La penna di Matt Alt riesce ad inanellare le sequenze degli eventi, dei personaggi, dei rapporti di causa-effetto, con una precisione e al contempo una limpidezza del risultato finale degne di un poliziesco.
E la sua, a ben vedere, è a tutti gli effetti un’indagine, non solo nei mezzi, ma forse anche nelle intenzioni. Perché, in fin dei conti, cos’è il Giappone? È un posto, un popolo, un modo di sentire? O e che sia davvero e solo un’immensa e impossibile invenzione?

