venerdì 24 maggio 2024

Lacrime e inchiostro - I diari della falena di Rachel Klein

Una delle questioni più affascinanti che riguardano le storie di vampiri è il senso di aspettativa che si viene a creare attorno alla vera identità del mostro. C’è un’attenzione morbosa ai dettagli fisici e ai comportamenti: il pallore, il rigetto del sole e del cibo, il cinismo di chi sta sulla terra da molti più anni di quanto non sia tollerabile. Lo sappiamo che c’è un vampiro, lo sappiamo chi è, attendiamo solo che venga smascherato. Ed è un’aspettativa su cui si gioca tutto il romanzo di Rachel Klein.

Ne I diari della falena l’anonima narratrice, studentessa presso un collegio privato, racconta di professoresse insopportabili, di sortite notturne proibite, di dolci barocchi. Klein presta alla sua protagonista una penna leziosa, ma nel frattempo le sussurra ombre. E così, in mezzo alle confessioni civettuole sulle amiche che fumano e si abbuffano, che parlano di filosofia, che pensano ai ragazzi, s’insinuano radici di invidie e inganni.

Gli umori instabili delle compagne, l’attenzione indiscreta del professore, il lento distaccamento della migliore amica, il lutto mai elaborato: tutto sembra sempre ricondursi, per qualche perversa ragione, a Ernessa Bloch, la misteriosa studentessa il cui nome comincia presto a inzuppare le pagine del diario, un’ossessione di lacrime e inchiostro.

L’aspetto più interessante del romanzo è forse proprio la capacità di Klein di manipolare gli stilemi del gotico e del rosa, creando un gioco di contrasti e affinità cromatiche che cambiano davanti ai nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto, come una vera illusione ottica. Il diario si trasforma in un caleidoscopio in cui gli umori si giustappongono, si mescolano, ma il quadro generale, oggettivo, rimane nascosto. E se in ogni immagine compare un artiglio, una zanna, uno sbattere d’ali vellutate, la figura intera della vampira è un postulato inafferrabile.

lunedì 20 maggio 2024

Metamorfosi eterodossa - Tutte le favolose bestie di Priya Sharma

 

Una bestia favolosa è il frutto di una metamorfosi eterodossa. È una fantasia incarnita che diventa infezione, in alcuni casi necrosi.

Nella raccolta di racconti Tutte le favolose bestie, Priya Sharma narra storie di evoluzioni e degradazioni, ambientandole in una contemporaneità che sembra quasi la nostra, ma con dei tratti sinistri, come se alcuni punti potessero essere visti solo attraverso una scheggia di vetro. E per quanto sconfinato sia il suo immaginario, l’inchiostro in cui l’autrice intinge la penna ha però sempre l’odore soporifero della melancolia: un male torpido e lento che a volte impiega anche tutta la vita a fare il suo corso.

I racconti di Sharma sono veri e propri romanzi di (tras)formazione in miniatura. Non accontentandosi di lasciare un’impressione su chi legge, l’autrice intreccia vicende articolate, spesso a partire da linee temporali diverse, per sviscerare il senso di annichilimento, di oscura epifania che opprime i cuori dei suoi protagonisti.

Lo stile dell’autrice è elegante, mondano: la prosa è posata e il registro curato, ma non mancano momenti di luminosità febbrile, pulsazioni di veleno sacro. Se dovessimo trovare il pelo nell’uovo, si può ammettere che a volte durante la lettura si sente una certa ridondanza, complici forse il respiro e la lunghezza di alcuni racconti che avrebbero potuto essere un po’ più ermetici.

domenica 5 maggio 2024

Get in loser - La Congregazione Reale di Sua Maestà di Juno Dawson

 

La figura della strega è diventata, nel corso degli ultimi decenni, uno degli strumenti più potenti per parlare della condizione femminile. Attraverso la lente del fantastico – spesso e volentieri anche dell’horror – le storie di fattucchiere, incantatrici, speziali sono riuscite a dare una voce a istanze rimaste a lungo inascoltate, se non addirittura inespresse, su cosa voglia dire essere una donna nella nostra società. E tuttavia la strega, con i suoi aspetti più creaturali come il ciclo mestruale, si trascina da tempo una sorta di deriva bioessenzialista che ha finito per renderla, suo malgrado, un’icona di alcuni movimenti TERF (trans exclusionary radical feminist). Un esempio su tutti: l’endorsement di una certa autrice fantasy (che tuttx conosciamo) a diverse associazioni che si battono contro i diritti delle persone trans*, al grido di “this witch won’t burn”.

La Congregazione Reale di Sua Maestà, romanzo (sub)urban fantasy scritto da Juno Dawson e portato in Italia da Oscar Vault, arriva allora come una ventata d’aria fresca nel panorama della letteratura e del cinema sulle streghe, spolverandolo del vecchiume cis-normativo accumulato nel corso degli anni, inserendo le persone trans* nell’equazione (per dovere di cronaca, va detto che un altro apprezzabile tentativo era già stato fatto da The Craft: Legacy nel 2020).

Tuttavia il romanzo, per quanto adrenalinico e sagace, pieno di momenti interessanti, di tanti riferimenti alla cultura pop e di personaggi molto ben scritti, non brilla per originalità né per la qualità della prosa, e probabilmente fallisce in quello che poteva essere uno dei suoi maggiori punti di forza, ossia la caratterizzazione di un mondo magico inscritto in quello “profano”, con descrizioni di spazi e situazioni che rasentano la trasparenza. Nonostante tutto, resta un libro godibilissimo nel suo carattere “di consumo”, e senza dubbio lascerà un piccolo segno nella storia della letteratura fantastica e queer.

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