giovedì 12 settembre 2024

Luna e vuoto - La palude di Claudio Kulesko

Crescere è un processo a sottrazione. Dalla sconfinata potenzialità di cose che avremmo potuto essere e fare, progressivamente molte terminazioni seccano e vengono amputate. E gli scarti di queste operazioni si depositano negli angoli: c'è chi li ignora, e chi li contempla con un prurito alla mente, come fossero detriti di qualcosa che non possiamo smaltire e aspettiamo che si sgretolino e s'insinuino lenti tra le fughe delle mattonelle e i pori del cemento, fino a sgocciolare in un abisso che non ci riguarda.

La palude è un'incursione negli altari sotterranei delle nostre abdicazioni. Il protagonista immaginato da Claudio Kulesko ripercorre alcuni episodi della sua vita, muovendosi per le strade di una Roma brutale, insufficiente. Ma mentre la realtà esteriore va avanti negli anni, qualcosa all'interno cerca di preservarsi. La lingua pulita e puntuale del narratore racconta dei rimorsi che gli sono cresciuti addosso come parassiti e che, a un certo punto, sono diventati simbionti.

Nelle tavole di Francesca Guerrieri, gli spettri di un passato ancestrale si travestono con le spoglie del presente: creature itteriche, dei della luna e del vuoto che hanno perso il loro dominio, e che ora abitano una sporcizia lussureggiante e templi di cemento. I disegni accompagnano una novella che è in effetti una sorta di studio inconcluso dall'eco lovecraftiana: una retrospettiva intessuta di intuizioni ed epifanie inspiegabili che vengono semplicemente lasciate lì, oscure e folgoranti.

domenica 1 settembre 2024

Una cosa incandescente - Nella verde gola delle lupe di Lucrezia Pei e Ornella Soncini

 

In un eremo oscuro, nel folto della selva, ha trovato riparo una piccola comunità matriarcale devota al culto di Santa Agilulfa, colei che resistette alla tentazione del Lupo e del suo segreto, e lo domò. Le discendenti della prima Cacciatrice conducono vite modeste, assecondando appetiti basilari, seguendo rigidi tabù; ma il desiderio della verità può essere più forte della paura delle conseguenze.

Nella verde gola delle lupe, novella scritta da Lucrezia Pei e Ornella Soncini e illustrata da Marco Calvi, è una sorta di retro-distopia, un racconto ambientato nel Cinquecento di un'Italia alternativa (ma dopotutto, neanche troppo), a cui si rifà anche per la scelta del registro linguistico. Le cacciatrici hanno riconquistato un matriarcato da lungo perduto, espungendo il ruolo del maschio dalla narrazione sulla nascita. Gli uomini esistono solo come residui bestiali che infestano il margine della selva, lupi di una cautionary tale che è al contempo agiografia e mito di fondazione.

Le voci delle personagge della novella non volano sopra la selva, ma sussurrano in mezzo alle radici. Sono lamenti stoici e litanie, piccoli vagiti di sorpresa, gemiti di orrore. Risalgono da un mondo piccolo e compiuto in cui si obbedisce anche davanti alla menzogna... perché la verità è una cosa incandescente che va tenuta in bocca. Sono loro la vera forza trainante del racconto, sfuggenti ma profonde come in un sogno. Le matite di Calvi riescono a infonderle di una certa aria liturgica, e allo stesso tempo vibrano sul confine dell'intimità più dolorosa.

Non privo di grinze, il racconto di Pei-Soncini pecca forse di un realismo narrativo un po' troppo puntuale, che è così attento al dettaglio che spesso dimentica il quadro d'insieme, rendendo l'ambientazione poco pratica ad orientarvisi. E forse si avvertono poco, dopotutto, quel senso di selvaggio e quella promessa di un matriarcato sostenibile che si intravedevano dalle premesse. Nondimeno, una buona prova per un duo già ben consolidato e di cui contiamo di leggere altro (magari un bel prequel di questo? la butto lì).

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