sabato 2 dicembre 2023

Guàrdati - Giardini cannibali di Pietro Verzina

 

Giardini cannibali è una raccolta di racconti dalle atmosfere grottesche, morbose, a tratti anche un po' surrealiste. Tra le pagine serpeggia un senso di vacuità che sabota il tentativo di chi legge di mettere a fuoco la narrazione. Ogni pezzo è infatti un invito ad allontanarsi, a provare a guardare le cose in maniera differente; ma anche un avvertimento contro gli inganni che si annidano tra le pieghe del reale.

Per quanto siano molto diversi per toni, ritmo e ambientazioni, tutti i racconti di Pietro Verzina qui raccolti condividono un elemento perturbante che sembra aleggiare attorno al concetto di proprietà, del confine tra mio e altrui. Questo margine è sottoposto ad una serie di esperimenti letterari che finiscono per alterarne la stabilità, come una maglietta lavata troppe volte. È davvero tuo il tuo giardino, la tua casa, il tuo corpo?

Nota di merito per il secondo racconto, decisamente uno dei migliori pezzi di short fiction che abbia mai letto. 

sabato 4 novembre 2023

Rivoluzione industriale omega - Storie della Serie Cremisi di Lucio Besana

 

Le Storie della Serie Cremisi sono diapositive lucide di una realtà post-post-industriale che, nella folle corsa per la singolarità, ad un certo punto è inciampata. Non è tanto uno sfondo reale o politico, quanto piuttosto un’intossicazione dello spirito, la malattia di un mondo che evoluzionisticamente non dovrebbe esistere.

La raccolta di Lucio Besana per Hypnos serpeggia come un treno in mezzo a paesaggi caliginosi e torbidi, reliquie in divenire di un’umanità che non si è semplicemente smarrita, ma che crede di aver trovato se stessa in un guscio appartenuto a qualcos’altro: architetture postumane, macchinari dispotici, un paesino dimenticato, la casa di qualcuno. E mentre siamo seduti nella comodità del nostro vagone, schermati da strati di ferro e vetro, lentamente ci corrode il dubbio che la voragine che vediamo in lontananza possa essere la nostra fermata.

E la Serie Cremisi è – pun very much intended – il fil rouge che lega tutto. È quella sensazione di ritrovarsi nello spaesamento, il sospetto di comprendere qualcosa di alieno, che messo in parole non ha capo né coda. I personaggi si muovono in strade e corridoi ingannevoli ma mai lasciati inesplorati. La prosa di Besana è incredibilmente efficace in questo senso: la sua penna è chirurgica, ritaglia sagome dalle grandi e viscose campiture dei panorami. Nei passaggi più riusciti, la scrittura è talmente concreta da risultare blasfema, come blasfema è la materia mondana che sopravvive all’avvelenamento del sacro. Ma dall’oscurità brillante che infetta gli occhi non ci si può lavare.

domenica 22 ottobre 2023

Incubi mondadi - Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides

 

Mentre inizio a scrivere questo appunto penso a tutte le volte che dovrò manipolare la parola con la S per aggirare l’algoritmo. E quindi, forse, preferisco non usarla affatto, perché ho l’impressione che il romanzo, in fondo, parli di qualcos’altro – e contemporaneamente, proprio di questo. E mentre cerco immagini su Pinterest e inserisco il nome del libro, il sito mi oscura i contenuti e mi chiede se ho bisogno di aiuto. Lo schermo fa quello per cui è fatto: schermare.

Cosa rimane di questo romanzo senza la sua trama? Solo il vorticare senza regole delle sensazioni e delle memorie corrotte di una mente-alveare, scontornata, come quella che narra la vicenda. La sua voce, come un coro febbrile, fonda il culto delle sorelle Lisbon, dei loro misteri che sfuggono ad ogni ermeneutica e chiedono solo di essere contemplati.

La penna di Jeffrey Eugenides si muove dunque tra le siepi di una wasteland suburbana, in cui il ronzio di crisope evoca venti di recessione. È un mondo in cui la bellezza non è concessa per natura, ma va ricomposta come attraverso una giustapposizione di frammenti di vetro, correndo il rischio di tagliarsi. La scrittura che illumina le pagine del romanzo racconta di un ecosistema mostruosamente sterile, in cui ogni impulso estetico è destinato a soffocare nella bruttura cosmica.

Quello che sappiamo, in fin dei conti, lo possiamo solo intuire mentre con le dita ci schermiamo dal fulgore delle sorelle Lisbon – se ne vanno come Cassandre d’incubi mondani, incoronate da aureole di pizzo e denim – e che poi tessiamo insieme in confessioni sinestetiche. Così la bellezza diventa una pratica che si può disimparare.

sabato 2 settembre 2023

Le mie mostruosità - Medusa di Martine Desjardins

Le pagine di Medusa sono come un banchetto di dolci: c'è sempre spazio per la prossima. A meno che la voce leziosa della protagonista, che non fa altro che ricordarci il suo triste fato e l'aspetto immondo, non venga a noia.

La verità è che dopo il trauma di Circe ho un problema con i narratori che si autocommiserano. Ma Medusa è diversa, se non altro nella lingua. Attraverso le sue parole, Martine Desjardins scolpisce un romanzo che è un carillon di zucchero, in cui tutto ritorna in una sorta di profezia che si autoavvera (o di incubo ricorsivo).

A caricare la molla è la giovanissima Medusa, colpita da una terribile patologia agli occhi che è costretta a tenere coperti, e abbandonata dalla famiglia in un istituto per ragazze abiette. Lì sarà coinvolta in una sequela di fatiche eracliane – l’aggettivo non è arbitrario – che la vedranno alla mercé dei finanziatori dell’istituto e delle loro crudeli sevizie. Ma contemporaneamente inizia a crescere in lei un potere che era rimasto a lungo sopito.

Desjardins ricerca un’estetica grottesca, a tratti stucchevole, e la usa per smaltare una novella simil-gotica – diciamo pure che ce la cola sopra fino a sommergerla. La sua prosa, anche se un po' povera di intuizioni, gioca bene però con l’accumulo di elementi figurativi. Questi fioriscono attorno ad una voce che non si sa guardare molto bene dentro, ma è invece bravissima a guardare fuori. Il risultato è una fantasma-allegoria diabolicamente espressiva, in cui la mostruosità non è tanto oggetto quanto strumento di indagine.

I veri protagonisti del romanzo, a mio parere, sono infatti gli uomini: la loro giostra di pusillanimità, di mediocrità, di infantilità. Gli occhi di Medusa, terribili piaghe giunte da un altro mondo (che per tutte le duecento pagine la ragazze si impegna a soprannominare con gli epiteti più coloriti), sono una distrazione; per noi come per lei. Tutto quel body horror barocco ci si appiccica alle palpebre mentre le sbattiamo tra un rigo e l’altro, ma l’inganno è proprio lì, in mezzo alle pagine, in brevissime e lucidissime epifanie.

lunedì 21 agosto 2023

Bianco come il peccato - Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe di Grady Hendrix

Anni di multiversi all-inclusive e principesse di rovine e autoreferenze ci hanno abituato a narrazioni universali e intersezionali, al punto che forse abbiamo dimenticato cosa possano essere -personaggx che non siano -personaggistx, e come si leggano storie di vite particolari che non sono confezionate per l’identificazione/rappresentazione (e per il merch).

Il romanzo di Grady Hendrix non ha ansie di essere “meno di sinistra” di altri competitor, cosa che invece non si può dire di una parte del suo pubblico, forse inebetito da una lunga e (in)gloriosa tradizione di fiction didascalica, nonché da una community che relativamente alla questione dei discorsi sulle identità marginalizzate ne ha fatto un gioco al rialzo.

Qui invece il gioco è molto semplice. La comunità di un sobborgo statunitense di fine secolo si ritrova ad accogliere il più temibile dei predatori: un vampiro. Contro di lui solo un gruppo di donne, tutte cis, tutte bianche, tutte mogli, tutte madri, tutte benestanti, tutte senza una diagnosi, tutte appartenenti allo stesso morboso club del libro. La loro sfida risiede quasi per intero nell’azzardo che sono disposte a compiere, in quanto credono di avere da (e di poter) perdere, nella tollerabilità della disgrazia altrui che immaginano di poter sostenere, nella routine che le fa sentire al sicuro, nell’opinione che hanno di se stesse.

La scrittura di Hendrix è immediata e impressionista, ma non mancano le dosi di truculenza. Il racconto incalza come un flusso di acqua gorgogliante: è impossibile distogliere lo sguardo dalle pagine, allo scorrere delle quali ci si lecca occasionalmente le dita per la sagacia e l’oculatezza di alcune scelte di prosa.

Ma forse la più grande conquista del romanzo sta nella caratterizzazione di James Harris, che giunge in mezzo agli uomini come un agente di prosperità economica e benevolenza, al punto che fino alle ultime pagine ci si chiede se non sia stato tutto un malinteso, se davvero queste donnette annoiate non si siano solo fatte trasportare dalla propria immaginazione e da letture poco cristiane.

Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe affronta un grado di femminismo piuttosto elementare, ma certamente non dimentica che l’oppressione del patriarcato non è solo un argomento da collettivi e da riot; che esistono delle realtà i cui orizzonti cadono ben prima delle infografiche sull’ultimo fatto di cronaca che ci scambiamo in una sorta di febbre cazzolunghista per far vedere chi ci ha visto il livello più profondo di sessismo/razzismo/abilismo; e che il percorso non è fatto solo di asserzioni, ma anche e soprattutto di dubbi e di cedimenti.

Probabilmente le donne dell’Old Village non scenderanno in piazza per la liberazione del capezzolo, e magari non gliene frega neanche troppo della parità salariale, ma è certo che all’occorrenza le troverete armate di true crime e aspirapolvere, pronte a difendere quello che hanno di più caro al mondo, anche a costo di rinunciare a tutto il resto.

mercoledì 17 maggio 2023

L'invenzione del Giappone - Pop. Come la cultura giapponese ha conquistato il mondo di Matt Alt

 
 
Quando avevo 11 o 12 anni passavo interi pomeriggi al pc nel garage di casa, a fare bingewatching di anime prima che fosse figo (o legale). La mia serie preferita non era ambientata in un regno fantastico, su un altro pianeta o in un’epoca lontana, ma in una terra reale e presente che tanto somigliava alla mia quanto le era diversa. C’era qualcosa nei luoghi, nelle pratiche, nei pensieri rappresentati in quell’anime che li faceva sembrare come se davvero provenissero da un altro mondo. L’anime era Detective Conan e il Paese, naturalmente, era il Giappone.

Quello fu il mio primo incontro esplicito con il Sol Levante, che prima di allora era arrivato filtrato nella mia fantasia attraverso una serie di prodotti di cui non solo facevo uso quotidiano, ma la cui influenza aveva determinato il mondo in cui vivevo, anche da vicinissimo. Dal gioco alla musica, al cinema, all’immagine stessa: tutto quello che riempiva le mie giornate, se non veniva dal Giappone, gli doveva comunque molto.

Con Pop, portato in Italia da Add (e impreziosito dalle illustrazioni di Lucrezia Viperina), Matt Alt s’infiltra nella storia Paese che nel 1945 assistette impotente alla fine del mondo, e che da quelle macerie ne creò uno nuovo: il nostro. Un aneddoto dopo l’altro, l’autore ricuce gli intrecci delle vicende individuali di uomini e donne, delle loro invenzioni o scoperte che avrebbero dato un nuovo volto al pianeta.

Grazie ad una prosa immediata e accattivante, nonché alla lucidità delle sue intuizioni, Pop offre una lettura leggera senza mai scadere nell’ovvio o nell’approssimativo. La penna di Matt Alt riesce ad inanellare le sequenze degli eventi, dei personaggi, dei rapporti di causa-effetto, con una precisione e al contempo una limpidezza del risultato finale degne di un poliziesco.

E la sua, a ben vedere, è a tutti gli effetti un’indagine, non solo nei mezzi, ma forse anche nelle intenzioni. Perché, in fin dei conti, cos’è il Giappone? È un posto, un popolo, un modo di sentire? O e che sia davvero e solo un’immensa e impossibile invenzione?

sabato 6 maggio 2023

Escalation - Perdido Street Station di China Miéville

Dove la letteratura del fantastico più nota e celebrata esalta gli elementi meravigliosi che si annidano nel reale, Perdido Street Station compie un’inversione drastica. Il cosmo di New Crobuzon è un distillato degli aspetti più sordidi e ripugnanti che caratterizzano i diversi immaginari mescolati dalla penna di China Miéville.

Il libro segue le vicende dei protagonisti che in qualche modo finiscono invischiati nell’involontario sabotaggio di una complessa operazione che vende coinvolte le più pericolose figure della città. Un banale furtarello all’ordine del giorno dà il via ad una escalation di violenza che in poco tempo mobilita le istituzioni, la criminalità organizzata, una setta informatica, una creatura extradimensionale e tutta una serie di personaggi che si trovano a scontrarsi e collaborare, a seconda del mutare dei loro interessi, per far fronte ad una minaccia comune.

Il mondo di Perdido Street Station è un’accumulazione di dettagli materici che vengono composti in un romanzo barocco, truculento, saturo di secrezioni e di corpi, in cui ogni cosa è arbitraria, manipolabile, sfruttabile, comprabile. La lingua di Miéville, più che riflettere semplicemente questa caratteristica, la informa, le dà sostanza, grazie ad una scrittura pastosa che non tollera vagheggiamenti.

All’atto pratico, il romanzo si prende il suo tempo per costruire le premesse. E l’universo narrativo, più che fare d’ambientazione, straborda dalle pagine in maniera impellente. Il tratto è vivido ed espressionista, sebbene a volte possa risultare artificioso. La lettura non è sempre un’operazione indolore e richiede una certa dedizione. Tuttavia, superato lo scoglio delle prime due centinaia di pagine o giù di lì (è tanto, lo so) si corre spediti tra le strade di New Crobuzon, fino al punto da non riuscire a staccare gli occhi dalla pagina.

mercoledì 19 aprile 2023

Cattedrale Arborea - I Greenwood di Michael Christie

Il romanzo di Michael Christie (rin)traccia le linee genealogiche della saga dei Greenwood, che si disanella dal 2038 al 1908 e indietro, simile al diametro di un grande albero – come suggerisce l’illustrazione in esergo al romanzo.

Attraverso i decenni, veniamo trasportati in un Nord America sempre precario, in costante convalescenza da qualche disastro economico, politico o ambientale. Il collasso del mondo che abitano scandisce le vite dei membri della famiglia Greenwood con una precisione brutale, e s’insinua nelle loro vicende personali per vie sinistre.
E i protagonisti non potrebbero essere più distanti tra di loro, nei tempi, nei luoghi e nella mente. Persino il nome se lo tramandano contro la propria volontà, ne sono afflitti come da una piaga. Ma in questo rosario, in cui ogni grano è diverso e fatto di una propria pasta, il filo conduttore è rappresentato dagli alberi, che in qualche modo accompagnano i Greenwood come Penati di legno e clorofilla.

Fattualmente, questa volontà arborea trova nella penna di Christie un efficace strumento, capace di scoprire della dolcezza anche nei tagli più crudeli. Il romanzo avanza ad un ritmo costante che non suona mai serrato o concitato, e si concede incursioni nei pensieri dei personaggi senza indugiarvi morbosamente. Nonostante alcune note un po’ pietiste, Christie non fallisce nel trovare spesso una formula ben bilanciata, che risulti genuina anche nella sua artificiosità, grazie ad una lingua semplice che viene valorizzata non in maniera posticcia, inchiodandovi un lessico impreziosito, ma assecondando la flessibilità e la fortezza della sua sintassi.

In conclusione, I Greenwood riesce ad avvincere e coinvolgere chi lo legge, senza grandi colpi di scena, ma sfruttando in maniera intelligente le potenzialità della storia, della sua ispirazione e, soprattutto, dello strumento della scrittura. Forse leggendo non ne sono stato folgorato come sulla via di Damasco, ma mi ha appassionato, mi ha commosso, mi ha fatto arrabbiare e, soprattutto, mi ha ricordato perché mi piace leggere.


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