mercoledì 26 febbraio 2025

La letteratura è un incantesimo - La scrittrice nel buio di Marco Malvestio

Possiamo pensare a La scrittrice nel buio come a una sorta di anti-allegoria, dove i significati, tutt'altro che stabili, si muovono attorno alle figure, senza mai però abitarle. C'è Marco, giovane studente e poi professore di lettere. C'è Federico, suo eterno amico-collega-rivale. E c'è Maria Zanca, scrittrice del secondo Novecento in fase di riscoperta. Immaginateli disposti come nell'Arcano del Diavolo: lei sull'altare, gli altri due incatenati ai suoi piedi. A tenerli insieme sono i desideri, uguali e opposti, e un pensiero magico.

Alle aule universitarie in cui si muovono i due protagonisti maschili, in una Padova indolente di una o due decadi fa, si alternano i salotti della "Roma bene" degli anni '70, dove uomini e donne delle arti si confrontano, si scambiano opinioni e favori. E in seno a questo mondo dai toni rosei e mercurio, al contempo lontano e vicino, come una fiaba sinistramente familiare, la scrittrice nel buio. La figura di Maria si delinea attraverso le lettere del cosiddetto "carteggio Zanca", che arriva all'attenzione di Marco e Federico per una questione di lavoro. Si tratta della corrispondenza tra lo scrittore Vittorio Ferretti e un suo amico e collega, a cui il primo racconta della sua storia, sentimentale e professionale, con la misteriosa ma brillante autrice.

A colpire sin dalle prime righe è senza dubbio il gusto gotico, riflesso non solo nelle scelte linguistiche, ma anche in quel senso di reticenza del narratore, quel "mi limito a riportare i fatti come mi sono stati riferiti, senza provare a darne una spiegazione" che spesso sottende intenzioni poco trasparenti. La scrittura - qui così ordinata, quasi un solfeggio - è piuttosto una forma di inganno. Le motivazioni e le intenzioni di personaggi strisciano come serpenti in una notte di terra, sotto un grande apparato che ha i caratteri dell'ordinario, del mondano persino.

Il romanzo di Marco Malvestio tratteggia una vicenda in cui realtà e finzione coabitano, a volte in sintonia, altre covando rancori reciproci. La lettura è intarsiata di nomi più o meno noti, fino a sfumare nel privato o nella fantasia. L'autore prende in prestito e mescola i modi dell'autofiction e della cronaca, senza mai rivelare le sue carte. L'incantesimo del libro, in effetti, è tutto qui: nel confine del "può darsi", dove chi racconta una storia troppo credibile e insieme impossibile ha in suo potere chi la ascolta.

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