È Sassoraviolo a inaugurare Quest, la neonata collana di graphic novel di Mercurio Books, con il suo Bagatto. Sebbene solitamente si dedichi alle illustrazioni e ai murales, questa non è la sua prima prova col fumetto. Di suo avevo già letto il dolceamaro I miti di Anzû, firmato assieme a Lorenzo Raimondo per l’antologia Temporale di Attaccapanni Press: un racconto breve di ambientazione babilonese sul potere dell’arte – a proposito di questo volume trovate la mia recensione sul sito audace. Qui però l’artista prende il timone di un’opera lunga tutta sua, una straordinaria graphic novel in cui proliferano contaminazioni artistiche di ogni genere e periodo storico.
In Bagatto Sassoraviolo mette in scena un dramma d’intrigo che strizza l’occhio alle grandi tragedie shakespeariane. C’è tutto il mistero dell’Hamlet con la vena di follia del Macbeth: inganni familiari e sogni premonitori. Ma a partire da questa base piuttosto “classica” l’artista costruisce una novella puntellata su una rete di simbolismi che definire esoterici è riduttivo. È un racconto dal respiro terribilmente contemporaneo, scomposto e riassemblato. Se dovessi dire di cosa parla – in realtà è molto più eloquente il *come* che il *cosa* – direi che parla di angoscia e perdita, di superamento della morale, di legami che trascendono le istituzioni. C’è più queer qui dentro che in una stagione di RuPaul’s Drag Race (non era difficile, ma tant’è).
A livello visivo, Bagatto gode di una scenografia vibrante, inondata da pastelli acidi e terre sciroppose. Sono gli anni Settanta in un bagno whimsical – se non sapete cosa vuol dire, non avete passato abbastanza pomeriggi su Pinterest. Sassoraviolo monta sul suo fumetto una variegata pluralità di linguaggi: la sua è una regia eclettica ma molto acuta, che non teme transizioni vertiginose e drastici cambi di tavolozza e tecnica. Sulle tavole di Bagatto vengono allora a coesistere affreschi di palazzi monoici, reminiscenze di Peau d’Ane, echi da Jodorowsky, studi di Madonne, pop art da funghetti, visioni klimtiane, mitopoiesi impressionistiche – non mescolati in un mappazzone, ma pazientemente stratificati.
Insomma, un esordio stellare per Sassoraviolo e un grande acquisto per il catalogo di Mercurio. Un’opera che non ha paura di sporcarsi e spinge il linguaggio del fumetto verso quei margini tanto cari all’editore romano.




.jpg)




