Dopo aver ucciso il re e rapito la principessa, il Necromante si è rifugiato al centesimo livello della Torre del Drago: un leggendario e gigantesco dungeon che fluttua nel cielo, pieno di creature spaventose, tesori e misteri. Se persino gli sforzi dell’armata reale non sono sufficienti a espugnare la Torre e a salvare la principessa, potrà mai farcela un campagnolo come Yuva, pur con la sua immensa forza? Potranno farcela Lilisen, l’irascibile piromante, o Eriquo, il mite cartografo?
Già autore dell’acclamato Blame! e di Knights of Sidonia, Tsutomu Nihei è tornato al tavolo da disegno con un’opera tanto classica quanto insolita. Come s’intuisce dal titolo, Tower Dungeon esplora (pun intended) quello che forse è il più inflazionato dei trope del genere fantasy, inaugurato con la pubblicazione di Dungeons & Dragons. Sulla scorta delle opere di Tolkien, il famoso gioco di ruolo ha dettato una grandissima porzione dell’immaginario fantasy, e da allora l’elemento del dungeon si è legato a doppio filo a questa tradizione narrativa e figurativa fatta di palazzi in rovina e tesori sorvegliati da draghi.
Il manga di Tsutomu Nihei ripropone dunque una formula consolidata, senza particolari variazioni sul tema: c’è la fortezza, c’è il drago, c’è la damigella in pericolo. E tuttavia, fin dalle prime pagine Tower Dungeon dà l’impressione di essere qualcosa di diverso, che quella degli eroi che sbaragliano mostri nei labirinti sia solo una patina. Il primo “boss”, per esempio, non viene sconfitto in un combattimento mozzafiato in cui i protagonisti danno prova dello loro abilità, ma attraverso uno stratagemma che richiede risorse e pianificazione, e che va a segno per il rotto della cuffia. Non c’è alcuno slancio eroico: solo uno sforzo ingegneristico che si può riprodurre in caso di insuccesso, al di là di chi lo mette in atto.
Il dungeon si presenta dunque come un ecosistema di sale desolate e creature infelici: un paesaggio da domare e depredare. Quello di salvare la principessa dalle grinfie del mostro diventa allora un mero pretesto per un’operazione di sciacallaggio. In seno a questa visione, le motivazioni del Necromante, al netto della sua abiezione, assumono i contorti non già di un piano individualistico, di affermazione di potere politico e materiale, bensì di una vendetta ecologica. Persino i mostri che infestano i piani della Torre, dopotutto, non sono altro che abitanti di un luogo ostile: non c’è niente di intrinsecamente malvagio o folle in loro.
Il disegno “spartano” del maestro Nihei, spogliato dai manierismi più tipici del manga, dà sostanza a una storia incerta, magra di introspezioni. Il bestiario della Torre recupera Berserk attraverso Dark Souls, ma riplasma le creature in design decisamente più moderni. La regia delle tavole è quasi cinematografica, con inquadrature drammatiche di rara dignità che ricordano il minimalismo algido di Denis Villeneuve. Giochi di prospettive e proporzioni restituiscono profondità e immersione senza insistere nei dettagli: la sola eleganza delle composizioni e del design regge tutta l’impalcatura. In questo senso, la scelta essenzialissima dei contrasti – un bianco, un nero e un solo tono intermedio – è antifrastica per una storia che in realtà è piena di grigi.
D’altro canto, a volte Tower Dungeon riesce a essere fin troppo opaco. A fronte dello smantellamento delle strutture dell’epica non interviene alcuna alternativa, e la sceneggiatura soffre, in alcuni momenti, di un vago senso di ristagnamento. Se è vero che poco sappiamo delle intenzioni che serpeggiano attraverso i livelli della Torre, anche l’azione è ugualmente bandita, spesso richiusa dentro cesure. Il tratto denso e lo studio delle scene, dopotutto, parrebbero quasi suggerire una certa riottosità rispetto al dinamismo: le tavole sono quadri o istantanee, non frame di una pellicola. E anche l’intreccio, dopo un po’, rischia di sfilacciarsi.
Ciononostante, le carte in mano a Tower Dungeon hanno tutta l’aria di essere vincenti. Bisogna sperare che il maestro Nihei sappia giocarsele bene. Attualmente il manga è in corso, con 5 volumi pubblicati in Italia (da quei criminali di Panini) e un sesto in arrivo.
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