Il romanzo di Michael Christie (rin)traccia le linee genealogiche della saga dei Greenwood, che si disanella dal 2038 al 1908 e indietro, simile al diametro di un grande albero – come suggerisce l’illustrazione in esergo al romanzo.
Attraverso i decenni, veniamo trasportati in un Nord America sempre precario, in costante convalescenza da qualche disastro economico, politico o ambientale. Il collasso del mondo che abitano scandisce le vite dei membri della famiglia Greenwood con una precisione brutale, e s’insinua nelle loro vicende personali per vie sinistre.
E i protagonisti non potrebbero essere più distanti tra di loro, nei tempi, nei luoghi e nella mente. Persino il nome se lo tramandano contro la propria volontà, ne sono afflitti come da una piaga. Ma in questo rosario, in cui ogni grano è diverso e fatto di una propria pasta, il filo conduttore è rappresentato dagli alberi, che in qualche modo accompagnano i Greenwood come Penati di legno e clorofilla.
Fattualmente, questa volontà arborea trova nella penna di Christie un efficace strumento, capace di scoprire della dolcezza anche nei tagli più crudeli. Il romanzo avanza ad un ritmo costante che non suona mai serrato o concitato, e si concede incursioni nei pensieri dei personaggi senza indugiarvi morbosamente. Nonostante alcune note un po’ pietiste, Christie non fallisce nel trovare spesso una formula ben bilanciata, che risulti genuina anche nella sua artificiosità, grazie ad una lingua semplice che viene valorizzata non in maniera posticcia, inchiodandovi un lessico impreziosito, ma assecondando la flessibilità e la fortezza della sua sintassi.
In conclusione, I Greenwood riesce ad avvincere e coinvolgere chi lo legge, senza grandi colpi di scena, ma sfruttando in maniera intelligente le potenzialità della storia, della sua ispirazione e, soprattutto, dello strumento della scrittura. Forse leggendo non ne sono stato folgorato come sulla via di Damasco, ma mi ha appassionato, mi ha commosso, mi ha fatto arrabbiare e, soprattutto, mi ha ricordato perché mi piace leggere.

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