Crescere è un processo a sottrazione. Dalla sconfinata potenzialità di cose che avremmo potuto essere e fare, progressivamente molte terminazioni seccano e vengono amputate. E gli scarti di queste operazioni si depositano negli angoli: c'è chi li ignora, e chi li contempla con un prurito alla mente, come fossero detriti di qualcosa che non possiamo smaltire e aspettiamo che si sgretolino e s'insinuino lenti tra le fughe delle mattonelle e i pori del cemento, fino a sgocciolare in un abisso che non ci riguarda.
La palude è un'incursione negli altari sotterranei delle nostre abdicazioni. Il protagonista immaginato da Claudio Kulesko ripercorre alcuni episodi della sua vita, muovendosi per le strade di una Roma brutale, insufficiente. Ma mentre la realtà esteriore va avanti negli anni, qualcosa all'interno cerca di preservarsi. La lingua pulita e puntuale del narratore racconta dei rimorsi che gli sono cresciuti addosso come parassiti e che, a un certo punto, sono diventati simbionti.
Nelle tavole di Francesca Guerrieri, gli spettri di un passato ancestrale si travestono con le spoglie del presente: creature itteriche, dei della luna e del vuoto che hanno perso il loro dominio, e che ora abitano una sporcizia lussureggiante e templi di cemento. I disegni accompagnano una novella che è in effetti una sorta di studio inconcluso dall'eco lovecraftiana: una retrospettiva intessuta di intuizioni ed epifanie inspiegabili che vengono semplicemente lasciate lì, oscure e folgoranti.

Nessun commento:
Posta un commento