Narcisista, manipolatrice, bugiarda, sfacciata, gelosa, petulante, capricciosa, lunatica… ma ha anche dei difetti! Pare strano che una singola ragazza possa essere tutte queste cose insieme. E se allora Tomie non fosse solo una ragazza?
Bellissima oltre il limite del comprensibile, gli uomini attorno a lei fremono dal desiderio di possederla e di prenderle la vita. Solo che Tomie non può morire. In maniera curiosamente affine alle storie che informano la sua mitologia, germinate come teste dell'idra dal primo capitolo, anche Tomie si moltiplica dopo essere stata fatta a pezzi. Ogni ferita è una nuova occasione di infestazione.
Allora Tomie diventa *la* ragazza per eccellenza. Lei è tutto quello che gli uomini dicono delle donne. Ma non c'è alcuna qualità redentrice nell'autorità che esercita su di loro, nessuna ombra di empowerment. Come un oggetto opaco e nerissimo, Tomie assorbe tutte le proiezioni dell'ostilità degli uomini verso le donne. La venerazione e il disprezzo condividono la grammatica.
Il debutto di Junji Itō, ampliato nel corso degli anni, esplora in maniera lucidissima la violenza maschile, e paradossalmente lo fa senza mai indagarla dall'interno. Tomie esercita una malia di eros e thanatos sulle sue "vittime", uomini sventurati che hanno incrociato il suo cammino e che quasi viene da compatire. A smascherarli però è l'inverosimiglianza stessa di Tomie, diabolica come solo una dea potrebbe essere, eppure solo una ragazza.

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