La sensazione è quella di un labirinto. Si entra da una parte ma non si sa da dove uscire, quale strada prendere, si passa davanti agli stessi punti di riferimento con stupore o con angoscia, e se uno ci ripensa e si guarda indietro probabilmente è già troppo tardi.
Finalmente l'unica opera di Luigi de Carolis torna nelle libreria in un'edizione illustrata ricca di approfondimenti. Il libello è tuttavia solo l'ingresso del labirinto, mentre gli articoli e i reperti che compongono la maggior parte del volume sono i suoi corridoi.
Lo specchio attraversò Alice è uno di quei libri in cui la sospensione dell'incredulità, come fosse una membrana che separa il reale dal fittizio, viene perforata da tanti piccoli aghi sottili, che colpiscono indolori. Così notizie di questo mondo confluiscono nell'altro e viceversa, e in alcuni punti diventano miscuglio, diventano composto ormai indiscernibile.
Reg Mastice assembla un pastiche che è sia testuale che grafico. Il suo insopportabile non-prendersi-sul-serio fa da contrappunto a un'indagine che invece pare credibilissima. Come se gli inchiostri trasudassero fumi oppiacei, la percezione del reale di chi legge viene costantemente messa alla prova.
Moscabianca confeziona un'opera indimenticabile, nel più spregevole senso del termine. Un libro-untore, un libro-iniziazione. Le pagine diventano spire che avvolgono e pungono, e alla fine della lettura non si potrà fare a meno di tornare indietro, di cercare qualcosa che ci è sfuggito, di chiederci se non è tutto un sogno e non possiamo semplicemente spalancare con forza le palpebre e lasciarcelo alle spalle.

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