lunedì 21 agosto 2023

Bianco come il peccato - Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe di Grady Hendrix

Anni di multiversi all-inclusive e principesse di rovine e autoreferenze ci hanno abituato a narrazioni universali e intersezionali, al punto che forse abbiamo dimenticato cosa possano essere -personaggx che non siano -personaggistx, e come si leggano storie di vite particolari che non sono confezionate per l’identificazione/rappresentazione (e per il merch).

Il romanzo di Grady Hendrix non ha ansie di essere “meno di sinistra” di altri competitor, cosa che invece non si può dire di una parte del suo pubblico, forse inebetito da una lunga e (in)gloriosa tradizione di fiction didascalica, nonché da una community che relativamente alla questione dei discorsi sulle identità marginalizzate ne ha fatto un gioco al rialzo.

Qui invece il gioco è molto semplice. La comunità di un sobborgo statunitense di fine secolo si ritrova ad accogliere il più temibile dei predatori: un vampiro. Contro di lui solo un gruppo di donne, tutte cis, tutte bianche, tutte mogli, tutte madri, tutte benestanti, tutte senza una diagnosi, tutte appartenenti allo stesso morboso club del libro. La loro sfida risiede quasi per intero nell’azzardo che sono disposte a compiere, in quanto credono di avere da (e di poter) perdere, nella tollerabilità della disgrazia altrui che immaginano di poter sostenere, nella routine che le fa sentire al sicuro, nell’opinione che hanno di se stesse.

La scrittura di Hendrix è immediata e impressionista, ma non mancano le dosi di truculenza. Il racconto incalza come un flusso di acqua gorgogliante: è impossibile distogliere lo sguardo dalle pagine, allo scorrere delle quali ci si lecca occasionalmente le dita per la sagacia e l’oculatezza di alcune scelte di prosa.

Ma forse la più grande conquista del romanzo sta nella caratterizzazione di James Harris, che giunge in mezzo agli uomini come un agente di prosperità economica e benevolenza, al punto che fino alle ultime pagine ci si chiede se non sia stato tutto un malinteso, se davvero queste donnette annoiate non si siano solo fatte trasportare dalla propria immaginazione e da letture poco cristiane.

Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe affronta un grado di femminismo piuttosto elementare, ma certamente non dimentica che l’oppressione del patriarcato non è solo un argomento da collettivi e da riot; che esistono delle realtà i cui orizzonti cadono ben prima delle infografiche sull’ultimo fatto di cronaca che ci scambiamo in una sorta di febbre cazzolunghista per far vedere chi ci ha visto il livello più profondo di sessismo/razzismo/abilismo; e che il percorso non è fatto solo di asserzioni, ma anche e soprattutto di dubbi e di cedimenti.

Probabilmente le donne dell’Old Village non scenderanno in piazza per la liberazione del capezzolo, e magari non gliene frega neanche troppo della parità salariale, ma è certo che all’occorrenza le troverete armate di true crime e aspirapolvere, pronte a difendere quello che hanno di più caro al mondo, anche a costo di rinunciare a tutto il resto.

mercoledì 17 maggio 2023

L'invenzione del Giappone - Pop. Come la cultura giapponese ha conquistato il mondo di Matt Alt

 
 
Quando avevo 11 o 12 anni passavo interi pomeriggi al pc nel garage di casa, a fare bingewatching di anime prima che fosse figo (o legale). La mia serie preferita non era ambientata in un regno fantastico, su un altro pianeta o in un’epoca lontana, ma in una terra reale e presente che tanto somigliava alla mia quanto le era diversa. C’era qualcosa nei luoghi, nelle pratiche, nei pensieri rappresentati in quell’anime che li faceva sembrare come se davvero provenissero da un altro mondo. L’anime era Detective Conan e il Paese, naturalmente, era il Giappone.

Quello fu il mio primo incontro esplicito con il Sol Levante, che prima di allora era arrivato filtrato nella mia fantasia attraverso una serie di prodotti di cui non solo facevo uso quotidiano, ma la cui influenza aveva determinato il mondo in cui vivevo, anche da vicinissimo. Dal gioco alla musica, al cinema, all’immagine stessa: tutto quello che riempiva le mie giornate, se non veniva dal Giappone, gli doveva comunque molto.

Con Pop, portato in Italia da Add (e impreziosito dalle illustrazioni di Lucrezia Viperina), Matt Alt s’infiltra nella storia Paese che nel 1945 assistette impotente alla fine del mondo, e che da quelle macerie ne creò uno nuovo: il nostro. Un aneddoto dopo l’altro, l’autore ricuce gli intrecci delle vicende individuali di uomini e donne, delle loro invenzioni o scoperte che avrebbero dato un nuovo volto al pianeta.

Grazie ad una prosa immediata e accattivante, nonché alla lucidità delle sue intuizioni, Pop offre una lettura leggera senza mai scadere nell’ovvio o nell’approssimativo. La penna di Matt Alt riesce ad inanellare le sequenze degli eventi, dei personaggi, dei rapporti di causa-effetto, con una precisione e al contempo una limpidezza del risultato finale degne di un poliziesco.

E la sua, a ben vedere, è a tutti gli effetti un’indagine, non solo nei mezzi, ma forse anche nelle intenzioni. Perché, in fin dei conti, cos’è il Giappone? È un posto, un popolo, un modo di sentire? O e che sia davvero e solo un’immensa e impossibile invenzione?

sabato 6 maggio 2023

Escalation - Perdido Street Station di China Miéville

Dove la letteratura del fantastico più nota e celebrata esalta gli elementi meravigliosi che si annidano nel reale, Perdido Street Station compie un’inversione drastica. Il cosmo di New Crobuzon è un distillato degli aspetti più sordidi e ripugnanti che caratterizzano i diversi immaginari mescolati dalla penna di China Miéville.

Il libro segue le vicende dei protagonisti che in qualche modo finiscono invischiati nell’involontario sabotaggio di una complessa operazione che vende coinvolte le più pericolose figure della città. Un banale furtarello all’ordine del giorno dà il via ad una escalation di violenza che in poco tempo mobilita le istituzioni, la criminalità organizzata, una setta informatica, una creatura extradimensionale e tutta una serie di personaggi che si trovano a scontrarsi e collaborare, a seconda del mutare dei loro interessi, per far fronte ad una minaccia comune.

Il mondo di Perdido Street Station è un’accumulazione di dettagli materici che vengono composti in un romanzo barocco, truculento, saturo di secrezioni e di corpi, in cui ogni cosa è arbitraria, manipolabile, sfruttabile, comprabile. La lingua di Miéville, più che riflettere semplicemente questa caratteristica, la informa, le dà sostanza, grazie ad una scrittura pastosa che non tollera vagheggiamenti.

All’atto pratico, il romanzo si prende il suo tempo per costruire le premesse. E l’universo narrativo, più che fare d’ambientazione, straborda dalle pagine in maniera impellente. Il tratto è vivido ed espressionista, sebbene a volte possa risultare artificioso. La lettura non è sempre un’operazione indolore e richiede una certa dedizione. Tuttavia, superato lo scoglio delle prime due centinaia di pagine o giù di lì (è tanto, lo so) si corre spediti tra le strade di New Crobuzon, fino al punto da non riuscire a staccare gli occhi dalla pagina.

mercoledì 19 aprile 2023

Cattedrale Arborea - I Greenwood di Michael Christie

Il romanzo di Michael Christie (rin)traccia le linee genealogiche della saga dei Greenwood, che si disanella dal 2038 al 1908 e indietro, simile al diametro di un grande albero – come suggerisce l’illustrazione in esergo al romanzo.

Attraverso i decenni, veniamo trasportati in un Nord America sempre precario, in costante convalescenza da qualche disastro economico, politico o ambientale. Il collasso del mondo che abitano scandisce le vite dei membri della famiglia Greenwood con una precisione brutale, e s’insinua nelle loro vicende personali per vie sinistre.
E i protagonisti non potrebbero essere più distanti tra di loro, nei tempi, nei luoghi e nella mente. Persino il nome se lo tramandano contro la propria volontà, ne sono afflitti come da una piaga. Ma in questo rosario, in cui ogni grano è diverso e fatto di una propria pasta, il filo conduttore è rappresentato dagli alberi, che in qualche modo accompagnano i Greenwood come Penati di legno e clorofilla.

Fattualmente, questa volontà arborea trova nella penna di Christie un efficace strumento, capace di scoprire della dolcezza anche nei tagli più crudeli. Il romanzo avanza ad un ritmo costante che non suona mai serrato o concitato, e si concede incursioni nei pensieri dei personaggi senza indugiarvi morbosamente. Nonostante alcune note un po’ pietiste, Christie non fallisce nel trovare spesso una formula ben bilanciata, che risulti genuina anche nella sua artificiosità, grazie ad una lingua semplice che viene valorizzata non in maniera posticcia, inchiodandovi un lessico impreziosito, ma assecondando la flessibilità e la fortezza della sua sintassi.

In conclusione, I Greenwood riesce ad avvincere e coinvolgere chi lo legge, senza grandi colpi di scena, ma sfruttando in maniera intelligente le potenzialità della storia, della sua ispirazione e, soprattutto, dello strumento della scrittura. Forse leggendo non ne sono stato folgorato come sulla via di Damasco, ma mi ha appassionato, mi ha commosso, mi ha fatto arrabbiare e, soprattutto, mi ha ricordato perché mi piace leggere.


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