Giardini cannibali è una raccolta di racconti dalle atmosfere grottesche, morbose, a tratti anche un po' surrealiste. Tra le pagine serpeggia un senso di vacuità che sabota il tentativo di chi legge di mettere a fuoco la narrazione. Ogni pezzo è infatti un invito ad allontanarsi, a provare a guardare le cose in maniera differente; ma anche un avvertimento contro gli inganni che si annidano tra le pieghe del reale.
Per quanto siano molto diversi per toni, ritmo e ambientazioni, tutti i racconti di Pietro Verzina qui raccolti condividono un elemento perturbante che sembra aleggiare attorno al concetto di proprietà, del confine tra mio e altrui. Questo margine è sottoposto ad una serie di esperimenti letterari che finiscono per alterarne la stabilità, come una maglietta lavata troppe volte. È davvero tuo il tuo giardino, la tua casa, il tuo corpo?
Nota di merito per il secondo racconto, decisamente uno dei migliori pezzi di short fiction che abbia mai letto.

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