domenica 14 gennaio 2024

Magia sinestetica - Strega di Johanne Lykke Holm

Sulle Alpi, dominante sulla cittadina di Strega, l’hotel Olympic è incastonato come un rubino sanguinolento sulla montagna. Lo stuolo di giovani cameriere lo tiene lustro in attesa degli ospiti che tardano ad arrivare. Intanto, lo stillicidio dei giorni s’infrange su scene oniriche, tra le quali serpeggia una vena d’inquietudine, il veleno lento e dolce della giovinezza.

Dalla penna di Johanne Lykke Holm ed edito in Italia da NNEditore, Strega non è testo narrativo, è un breviario di magia sinestetica. Invece che costruire un intreccio, l’autrice compone un lungo incantesimo in cui le parole sono formule di olfatto, di vista, di tatto. L’esperienza di lettura è molto più simile ad un sogno lucido, in cui gli organi di senso sono pizzicati fino all’intorpidimento, che ad un racconto. L’incredulità, invece che sospesa, in Strega viene annegata in bagni di profumi e tempestata di allucinazioni.

La qualità estetica dell’opera si nutre di un doppio processo di mineralizzazione/organicazione del comparto metaforico: i corpi diventano gemme, gli oggetti si fanno tagli di carne. È un rituale di una bellezza indolente che poco alla volta interessa tutti i sensi. Mentre si legge, si ha la costante impressione di avere le labbra inumidite dalla foschia lattea delle Alpi.

Strega evoca inoltre un tempo nostalgico in cui i nostri (in)utensili avevano la forma di frutti o di crostacei. È forse il più potente dei suoi incanti, capace di trasportare chi legge in quel mondo opulento e incomprensibile di cui le case dei nonni spesso conservano ancora i fossili. Tutto è distante, dilatato, e l’aria è un concerto di sospiri e di dubbi, ma il futuro può attendere.

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