lunedì 3 giugno 2024

Il potere della bellezza - Foresta elettrica di Tanith Lee

 

Secoli di tradizione estetica celebrano il grande valore metafisico della bellezza come di una qualità ineffabile, rara, personalissima. Ma oggi, nel terzo millennio, se per godere di un po’ di bellezza ci basta scrollare il nostro feed, se la bellezza diventa una stringa di codice che può essere elaborata artificialmente, allora che valore – o meglio: che potere ha la bellezza?

Tanith Lee si pone questa domanda negli anni ’70, quando Instagram e AI sono ancora nel grembo della fantascienza, che gesta tutte le innovazioni e (soprattutto) gli incubi dei futuri possibili. Per rispondere crea un mondo in cui la fecondazione è sottoposta ad un regime eugenetico che genera solo individui perfettamente belli.

La protagonista di Foresta elettrica è però Magdala, una donna nata secondo il metodo “tradizionale”, e per questo condannata dalla nascita ad una vita miserabile. Magdala è infatti bruttissima, quasi mostruosa, o comunque lo è in un contesto in cui la differenza è un peccato capitale – pun intended. Accanto a lei planerà il bellissimo e diabolico Claudio, che la convincerà (per così dire) a sottoporsi ad un esperimento di bioingegneria. Nella tenuta di Claudio, la coscienza di Magdala sarà trasferita nel corpo più bello che lei abbia mai visto.

Foresta elettrica è la parabola della bellezza come strumento di potere. Nel romanzo di Lee, essa diventa una macchina di sopraffazione che promette una falsa uguaglianza alle sue vittime. La casualità irripetibile della bruttezza può allora essere ragionevolmente marginalizzata, le pretese del suo soggetto mortificate.

Muovendosi tra i generi (alla maniera tipica di Lee) dell’intrigo interplanetario e del romance tossico, Foresta elettrica racconta di un mondo bislaccamente e spaventosamente simile al nostro, in cui la bellezza è una massima di sopravvivenza, un imperativo economico prima ancora che sociale.

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