domenica 14 gennaio 2024

Magia sinestetica - Strega di Johanne Lykke Holm

Sulle Alpi, dominante sulla cittadina di Strega, l’hotel Olympic è incastonato come un rubino sanguinolento sulla montagna. Lo stuolo di giovani cameriere lo tiene lustro in attesa degli ospiti che tardano ad arrivare. Intanto, lo stillicidio dei giorni s’infrange su scene oniriche, tra le quali serpeggia una vena d’inquietudine, il veleno lento e dolce della giovinezza.

Dalla penna di Johanne Lykke Holm ed edito in Italia da NNEditore, Strega non è testo narrativo, è un breviario di magia sinestetica. Invece che costruire un intreccio, l’autrice compone un lungo incantesimo in cui le parole sono formule di olfatto, di vista, di tatto. L’esperienza di lettura è molto più simile ad un sogno lucido, in cui gli organi di senso sono pizzicati fino all’intorpidimento, che ad un racconto. L’incredulità, invece che sospesa, in Strega viene annegata in bagni di profumi e tempestata di allucinazioni.

La qualità estetica dell’opera si nutre di un doppio processo di mineralizzazione/organicazione del comparto metaforico: i corpi diventano gemme, gli oggetti si fanno tagli di carne. È un rituale di una bellezza indolente che poco alla volta interessa tutti i sensi. Mentre si legge, si ha la costante impressione di avere le labbra inumidite dalla foschia lattea delle Alpi.

Strega evoca inoltre un tempo nostalgico in cui i nostri (in)utensili avevano la forma di frutti o di crostacei. È forse il più potente dei suoi incanti, capace di trasportare chi legge in quel mondo opulento e incomprensibile di cui le case dei nonni spesso conservano ancora i fossili. Tutto è distante, dilatato, e l’aria è un concerto di sospiri e di dubbi, ma il futuro può attendere.

sabato 2 dicembre 2023

Guàrdati - Giardini cannibali di Pietro Verzina

 

Giardini cannibali è una raccolta di racconti dalle atmosfere grottesche, morbose, a tratti anche un po' surrealiste. Tra le pagine serpeggia un senso di vacuità che sabota il tentativo di chi legge di mettere a fuoco la narrazione. Ogni pezzo è infatti un invito ad allontanarsi, a provare a guardare le cose in maniera differente; ma anche un avvertimento contro gli inganni che si annidano tra le pieghe del reale.

Per quanto siano molto diversi per toni, ritmo e ambientazioni, tutti i racconti di Pietro Verzina qui raccolti condividono un elemento perturbante che sembra aleggiare attorno al concetto di proprietà, del confine tra mio e altrui. Questo margine è sottoposto ad una serie di esperimenti letterari che finiscono per alterarne la stabilità, come una maglietta lavata troppe volte. È davvero tuo il tuo giardino, la tua casa, il tuo corpo?

Nota di merito per il secondo racconto, decisamente uno dei migliori pezzi di short fiction che abbia mai letto. 

sabato 4 novembre 2023

Rivoluzione industriale omega - Storie della Serie Cremisi di Lucio Besana

 

Le Storie della Serie Cremisi sono diapositive lucide di una realtà post-post-industriale che, nella folle corsa per la singolarità, ad un certo punto è inciampata. Non è tanto uno sfondo reale o politico, quanto piuttosto un’intossicazione dello spirito, la malattia di un mondo che evoluzionisticamente non dovrebbe esistere.

La raccolta di Lucio Besana per Hypnos serpeggia come un treno in mezzo a paesaggi caliginosi e torbidi, reliquie in divenire di un’umanità che non si è semplicemente smarrita, ma che crede di aver trovato se stessa in un guscio appartenuto a qualcos’altro: architetture postumane, macchinari dispotici, un paesino dimenticato, la casa di qualcuno. E mentre siamo seduti nella comodità del nostro vagone, schermati da strati di ferro e vetro, lentamente ci corrode il dubbio che la voragine che vediamo in lontananza possa essere la nostra fermata.

E la Serie Cremisi è – pun very much intended – il fil rouge che lega tutto. È quella sensazione di ritrovarsi nello spaesamento, il sospetto di comprendere qualcosa di alieno, che messo in parole non ha capo né coda. I personaggi si muovono in strade e corridoi ingannevoli ma mai lasciati inesplorati. La prosa di Besana è incredibilmente efficace in questo senso: la sua penna è chirurgica, ritaglia sagome dalle grandi e viscose campiture dei panorami. Nei passaggi più riusciti, la scrittura è talmente concreta da risultare blasfema, come blasfema è la materia mondana che sopravvive all’avvelenamento del sacro. Ma dall’oscurità brillante che infetta gli occhi non ci si può lavare.

domenica 22 ottobre 2023

Incubi mondadi - Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides

 

Mentre inizio a scrivere questo appunto penso a tutte le volte che dovrò manipolare la parola con la S per aggirare l’algoritmo. E quindi, forse, preferisco non usarla affatto, perché ho l’impressione che il romanzo, in fondo, parli di qualcos’altro – e contemporaneamente, proprio di questo. E mentre cerco immagini su Pinterest e inserisco il nome del libro, il sito mi oscura i contenuti e mi chiede se ho bisogno di aiuto. Lo schermo fa quello per cui è fatto: schermare.

Cosa rimane di questo romanzo senza la sua trama? Solo il vorticare senza regole delle sensazioni e delle memorie corrotte di una mente-alveare, scontornata, come quella che narra la vicenda. La sua voce, come un coro febbrile, fonda il culto delle sorelle Lisbon, dei loro misteri che sfuggono ad ogni ermeneutica e chiedono solo di essere contemplati.

La penna di Jeffrey Eugenides si muove dunque tra le siepi di una wasteland suburbana, in cui il ronzio di crisope evoca venti di recessione. È un mondo in cui la bellezza non è concessa per natura, ma va ricomposta come attraverso una giustapposizione di frammenti di vetro, correndo il rischio di tagliarsi. La scrittura che illumina le pagine del romanzo racconta di un ecosistema mostruosamente sterile, in cui ogni impulso estetico è destinato a soffocare nella bruttura cosmica.

Quello che sappiamo, in fin dei conti, lo possiamo solo intuire mentre con le dita ci schermiamo dal fulgore delle sorelle Lisbon – se ne vanno come Cassandre d’incubi mondani, incoronate da aureole di pizzo e denim – e che poi tessiamo insieme in confessioni sinestetiche. Così la bellezza diventa una pratica che si può disimparare.

sabato 2 settembre 2023

Le mie mostruosità - Medusa di Martine Desjardins

Le pagine di Medusa sono come un banchetto di dolci: c'è sempre spazio per la prossima. A meno che la voce leziosa della protagonista, che non fa altro che ricordarci il suo triste fato e l'aspetto immondo, non venga a noia.

La verità è che dopo il trauma di Circe ho un problema con i narratori che si autocommiserano. Ma Medusa è diversa, se non altro nella lingua. Attraverso le sue parole, Martine Desjardins scolpisce un romanzo che è un carillon di zucchero, in cui tutto ritorna in una sorta di profezia che si autoavvera (o di incubo ricorsivo).

A caricare la molla è la giovanissima Medusa, colpita da una terribile patologia agli occhi che è costretta a tenere coperti, e abbandonata dalla famiglia in un istituto per ragazze abiette. Lì sarà coinvolta in una sequela di fatiche eracliane – l’aggettivo non è arbitrario – che la vedranno alla mercé dei finanziatori dell’istituto e delle loro crudeli sevizie. Ma contemporaneamente inizia a crescere in lei un potere che era rimasto a lungo sopito.

Desjardins ricerca un’estetica grottesca, a tratti stucchevole, e la usa per smaltare una novella simil-gotica – diciamo pure che ce la cola sopra fino a sommergerla. La sua prosa, anche se un po' povera di intuizioni, gioca bene però con l’accumulo di elementi figurativi. Questi fioriscono attorno ad una voce che non si sa guardare molto bene dentro, ma è invece bravissima a guardare fuori. Il risultato è una fantasma-allegoria diabolicamente espressiva, in cui la mostruosità non è tanto oggetto quanto strumento di indagine.

I veri protagonisti del romanzo, a mio parere, sono infatti gli uomini: la loro giostra di pusillanimità, di mediocrità, di infantilità. Gli occhi di Medusa, terribili piaghe giunte da un altro mondo (che per tutte le duecento pagine la ragazze si impegna a soprannominare con gli epiteti più coloriti), sono una distrazione; per noi come per lei. Tutto quel body horror barocco ci si appiccica alle palpebre mentre le sbattiamo tra un rigo e l’altro, ma l’inganno è proprio lì, in mezzo alle pagine, in brevissime e lucidissime epifanie.

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