lunedì 22 luglio 2024

Quel mondo che abbiamo perso - Decluna di Federica Leonardi

I paesini sono luoghi iniqui, infestati di sentimenti irrisolti. La speranza viene lasciata a macerare finché non si trasmuta in esaltazione o rancore. Alba però questo non lo sa ancora, perché non è mai stata a Decluna. Almeno finché una telefonata non la richiama nel paese della madre da cui è stata abbandonata da piccola, proprio in occasione della sua dipartita. Una volta lì, scoprirà un che di familiare in quei posti mai visti prima, una sensazione dal sapore dolceamaro. E mentre il paese si prepara a festeggiare la sua santa patrona, Alba dovrà fare i conti con un passato ben più antico della sua infanzia.

Nelle pagine di Decluna, Federica Leonardi dà prova di una grande gestione della tensione: il ritmo è incalzante, gli indizi acutamente disposti. La scrittura gode poi di un comparto retorico galvanizzante, ricco di immagini vivide e originali, che l'autrice padroneggia senza apparente sforzo e senza avvicinarsi allo stucchevole. Uniche pecche: una certa prevedibilità di alcuni passaggi di trama, imputabile anche al canone in cui il romanzo si inserisce; e delle battute finali un po' troppo al cardiopalma.

Decluna raccoglie con grande consapevolezza la tradizione del genere folk horror, in particolare di quel filone ispirato ai culti della fertilità, qui con una declinazione tutta italica; vi infonde poi una vena gotica, che a tratti richiama il cosmic horror; e conclude con una spolverata di anni '90. Il risultato è un racconto stratificato che parla di eredità e di perdita, di distacco e di appartenenza, di crisi e di rinascita, e dotato di un'anima profondamente millennial. È un bagno nostalgico e rituale sul confine di quel mondo che abbiamo perso a vantaggio del "progresso".

lunedì 17 giugno 2024

Oscurità limpidissima - Le nostre mogli negli abissi di Julia Armfield

Un giorno sei a casa e ti accorgi che la persona che ti sta accanto non è più lei. I suoi occhi galleggiano nel vuoto degli abissi, dove riposa una tenebra gelida e senza tempo. Tutte le attenzioni che le rivolgi le passano attraverso, e i ricordi che cerchi di rievocare, irrimediabilmente, si sciolgono. Ti chiedi quanto sia reale la vita che stai vivendo.

Leah è tornata da una missione sul fondo dell’oceano. È rimasta intrappolata a bordo del sommergibile per sei mesi a causa di un malfunzionamento: sei mesi in un bolo di tenebre e acqua. E in tutto questo tempo Miri, sua moglie, non ha ricevuto sue notizie. In alcuni momenti, in effetti, ha preferito piangerla. Ma ora Leah è di nuovo a casa… solo che non lo è, non completamente.

Ne Le nostre mogli negli abissi ogni pagina è come un velo, uno strato protettivo contro la verità che segue una logica di emozione più che di tempo. Le due narratrici-protagoniste si alternano in un duetto che si fa progressivamente controcanto: se da un lato Miri ripercorre le tappe della loro relazione, Leah sprofonda in elucubrazioni sull’oceano e sui suoi misteri.

Julia Armfield ci accompagna in un viaggio negli abissi della psiche, antri popolati da creature incomprensibili. Più che comporsi, la storia si disgrega, una parola alla volta. Quella di Armfield è una prosa delicata ma inesorabile, quasi anestetizzante. Il risultato è un romanzo di un’oscurità limpidissima.

(recensione scritta insieme a June Scialpi) 

lunedì 3 giugno 2024

Il potere della bellezza - Foresta elettrica di Tanith Lee

 

Secoli di tradizione estetica celebrano il grande valore metafisico della bellezza come di una qualità ineffabile, rara, personalissima. Ma oggi, nel terzo millennio, se per godere di un po’ di bellezza ci basta scrollare il nostro feed, se la bellezza diventa una stringa di codice che può essere elaborata artificialmente, allora che valore – o meglio: che potere ha la bellezza?

Tanith Lee si pone questa domanda negli anni ’70, quando Instagram e AI sono ancora nel grembo della fantascienza, che gesta tutte le innovazioni e (soprattutto) gli incubi dei futuri possibili. Per rispondere crea un mondo in cui la fecondazione è sottoposta ad un regime eugenetico che genera solo individui perfettamente belli.

La protagonista di Foresta elettrica è però Magdala, una donna nata secondo il metodo “tradizionale”, e per questo condannata dalla nascita ad una vita miserabile. Magdala è infatti bruttissima, quasi mostruosa, o comunque lo è in un contesto in cui la differenza è un peccato capitale – pun intended. Accanto a lei planerà il bellissimo e diabolico Claudio, che la convincerà (per così dire) a sottoporsi ad un esperimento di bioingegneria. Nella tenuta di Claudio, la coscienza di Magdala sarà trasferita nel corpo più bello che lei abbia mai visto.

Foresta elettrica è la parabola della bellezza come strumento di potere. Nel romanzo di Lee, essa diventa una macchina di sopraffazione che promette una falsa uguaglianza alle sue vittime. La casualità irripetibile della bruttezza può allora essere ragionevolmente marginalizzata, le pretese del suo soggetto mortificate.

Muovendosi tra i generi (alla maniera tipica di Lee) dell’intrigo interplanetario e del romance tossico, Foresta elettrica racconta di un mondo bislaccamente e spaventosamente simile al nostro, in cui la bellezza è una massima di sopravvivenza, un imperativo economico prima ancora che sociale.

venerdì 24 maggio 2024

Lacrime e inchiostro - I diari della falena di Rachel Klein

Una delle questioni più affascinanti che riguardano le storie di vampiri è il senso di aspettativa che si viene a creare attorno alla vera identità del mostro. C’è un’attenzione morbosa ai dettagli fisici e ai comportamenti: il pallore, il rigetto del sole e del cibo, il cinismo di chi sta sulla terra da molti più anni di quanto non sia tollerabile. Lo sappiamo che c’è un vampiro, lo sappiamo chi è, attendiamo solo che venga smascherato. Ed è un’aspettativa su cui si gioca tutto il romanzo di Rachel Klein.

Ne I diari della falena l’anonima narratrice, studentessa presso un collegio privato, racconta di professoresse insopportabili, di sortite notturne proibite, di dolci barocchi. Klein presta alla sua protagonista una penna leziosa, ma nel frattempo le sussurra ombre. E così, in mezzo alle confessioni civettuole sulle amiche che fumano e si abbuffano, che parlano di filosofia, che pensano ai ragazzi, s’insinuano radici di invidie e inganni.

Gli umori instabili delle compagne, l’attenzione indiscreta del professore, il lento distaccamento della migliore amica, il lutto mai elaborato: tutto sembra sempre ricondursi, per qualche perversa ragione, a Ernessa Bloch, la misteriosa studentessa il cui nome comincia presto a inzuppare le pagine del diario, un’ossessione di lacrime e inchiostro.

L’aspetto più interessante del romanzo è forse proprio la capacità di Klein di manipolare gli stilemi del gotico e del rosa, creando un gioco di contrasti e affinità cromatiche che cambiano davanti ai nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto, come una vera illusione ottica. Il diario si trasforma in un caleidoscopio in cui gli umori si giustappongono, si mescolano, ma il quadro generale, oggettivo, rimane nascosto. E se in ogni immagine compare un artiglio, una zanna, uno sbattere d’ali vellutate, la figura intera della vampira è un postulato inafferrabile.

lunedì 20 maggio 2024

Metamorfosi eterodossa - Tutte le favolose bestie di Priya Sharma

 

Una bestia favolosa è il frutto di una metamorfosi eterodossa. È una fantasia incarnita che diventa infezione, in alcuni casi necrosi.

Nella raccolta di racconti Tutte le favolose bestie, Priya Sharma narra storie di evoluzioni e degradazioni, ambientandole in una contemporaneità che sembra quasi la nostra, ma con dei tratti sinistri, come se alcuni punti potessero essere visti solo attraverso una scheggia di vetro. E per quanto sconfinato sia il suo immaginario, l’inchiostro in cui l’autrice intinge la penna ha però sempre l’odore soporifero della melancolia: un male torpido e lento che a volte impiega anche tutta la vita a fare il suo corso.

I racconti di Sharma sono veri e propri romanzi di (tras)formazione in miniatura. Non accontentandosi di lasciare un’impressione su chi legge, l’autrice intreccia vicende articolate, spesso a partire da linee temporali diverse, per sviscerare il senso di annichilimento, di oscura epifania che opprime i cuori dei suoi protagonisti.

Lo stile dell’autrice è elegante, mondano: la prosa è posata e il registro curato, ma non mancano momenti di luminosità febbrile, pulsazioni di veleno sacro. Se dovessimo trovare il pelo nell’uovo, si può ammettere che a volte durante la lettura si sente una certa ridondanza, complici forse il respiro e la lunghezza di alcuni racconti che avrebbero potuto essere un po’ più ermetici.

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