Nuova era oscura, saggio di James Bridle portato in Italia da Nero, è uno di quei libri che non puoi chiudere davvero. Anche dopo aver girato l’ultima pagina, i pensieri che ha stuzzicato dentro di te continuano ad agitarsi e contagiare gli altri.
Alcuni hanno suggerito che questo libro parli di internet e dei tempi che ci attendono se non impariamo a “usarlo” bene. Ma a me pare che la nuova era oscura di Bridle sia già qui da un po’, solo che non ce ne siamo accorti. Il testo è strutturato in capitoli tematici che provano a sezionare l’ingombrante materia che l’autore si propone di trattare, ma i rimandi e le sospensioni sono frequenti: non ci sono fili da seguire in maniera lineare, perché sono tutti intrecciati tra di loro in un acchiappasogni impossibile da districare. La trattazione è polimorfa, lo stile cinico, la voce profetica: Bridle chiede di portare pazienza e di avere fiducia per i primi capitoli, poi tutto sarà chiaro – o oscuro, se volete.
L’idea alla base del libro si potrebbe riassumere con la seguente frase: “com’è possibile che, nel momento in cui il mondo avrebbe dovuto essere più trasparente che mai, ci risulta invece così opaco?” Tutto ciò che esiste fuori e dentro di noi viaggia nell’etere e nei cavi in fibra ottica che solcano i fondali oceani: un’ubiquità di codici binari che ci disperde e ci confonde. Non abbiamo avuto così tanti dati come ora, in tutta la storia dell’umanità, eppure mai il mondo ci è sembrato un posto tanto imperscrutabile. È un’idea che va oltre la mera post-verità, il nuovo ordine mondiale, la teoria del complotto: è un tentativo di mappare le iniquità strutturali della nostra epoca, imbastite da tecnocrati in combutta con i governi e i servizi segreti. Dai social ai genocidi, dal meteo ai video di unboxing – è tutto invischiato in un’unica rete.

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