In Prima dell’oblio (Add Editore) Lisa Blumen immagina la caduta inesorabile della Luna sulla Terra. Dopo diversi tentativi di invertire il processo, le istituzioni si arrendono all’evidenza: l’apocalisse è alle porte.
Nel fumetto si susseguono storie di quotidianità sabotata che riecheggiano le ansie della pandemia, i mantra che ci ripetevamo per scongiurarle, i trend che inseguivamo per estetizzarla. Una negoziante abitudinaria, una ex-paziente oncologica ormai guarita, una curatrice d’arte senza scopo, un poliziotto traumatizzato: questi alcuni dei personaggi dei racconti che compongono l’opera.
Il disegno è più che essenziale, le fisionomie sacrificate, le forme poligonali. I contorni sono tracciati con una matita grossolana che sporca la pagina quando la mano ci si appoggia sopra – sembra quasi uno storyboard preparatorio, una bozza frettolosa. Persino i colori pastello sembrano sbiaditi, e invece che comunicare speranza dicono di resa e delusione. A ogni storia ne è associato uno predominante, che però si alterna e s’intreccia con gli altri con il procedere della storia, finché anche la palette diventa strumento narratologico.
È stata una lettura dolceamara, un modo diverso e più contemplativo di raccontare quei mesi (anni?) in cui abbiamo creduto che il mondo non potesse tornare come prima. E forse avevamo ragione. Forse il problema non era la catastrofe, ma l’ordine che stava minacciando.

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