martedì 14 aprile 2026

Come un fiore / come una trappola - Diario dal mondo osso di Diletta Crudeli

La caratteristica più rimarchevole della scrittura di Diletta Crudeli è senza dubbio la sua vena immaginifica, la capacità di instillare delle piccole visioni, a livello linguistico, retorico e contenutistico. Per esempio, quando dice che un personaggio sorride “come un fiore” e un altro “come una trappola” – è una figura che mi è rimasta, mi ha fatto molto pensare.

Tutta la costruzione dell’immaginario di Diario dal mondo osso (pubblicato D Editore, che ha fornito la copia per questa recensione), con questi esseri metà dei metà fantasmi, quasi higher beings di Hollow Knight o forse abitanti della Wonderland di Carroll. Belli i loro nomi un po’ sbarazzini e molto evocativi (Sognasempre, Ragnogiardino, etc), e le loro descrizioni antivisive, quasi fossero stati pensati per un’immaginazione di tipo morale (come gli angeli biblici, per intenderci).

Molto interessante anche la struttura a catabasi con livelli tipo videogioco. Ci ho rivisto molto di The Binding of Isaac e titoli simili, specie quando si citano le pareti di carne. Mi ha fatto pensare anche alla torre di Annientamento di Vandermeer. L’ambientazione dell'estate in periferia mi ha fatto ricordare le mie, di estati, quando con gli amici giravamo per il nostro paese e ne esploravamo i dintorni, ne ricostruivamo le vicende, intessendole a una mitologia che avevamo ereditato per metà, e per l’altra di nostra invenzione. C’è molto di questo, in Diario dal Mondo Osso.

Ho avuto solo due problemi. Il primo è che l'autore implicito [si guardi W. Iser] è molto “ravvicinato” rispetto ai personaggi, a quello che pensano e a come agiscono; quando chiudo gli occhi e visualizzo la scena, mi sento quasi sempre come se fossi “addosso” a loro, mentre invece a volte vorrei vederli un po’ da lontano. Ma so che ad altri piace questa sensazione, per cui that’s fine I guess. Il secondo è che il momentum del racconto mi è sembrato spezzato, a un certo punto. La parte “preparatoria” dura metà del testo, e l’altra metà (quella più carnosa) l’ho trovata piuttosto precipitosa, addirittura con dei salti.

In sostanza, un buon romanzo breve in cui Crudeli dà prova delle sue doti e coltiva alcuni dei temi e degli immaginari che le sono più cari: le creaturine del bosco, la periferia, l'ecologismo, la crudeltà infantile.

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