Proteggi la mia terra (Planet Manga) è un manga shōjo che parla di un gruppo di ragazzi di Tokyo all’alba del decennio perduto – ma questo Saki Hiwatari, che scriveva nel 1987, non poteva ancora saperlo. I protagonisti sono accomunati da un sogno ricorrente che sembra a tutti gli effetti rievocare le memorie delle loro reincarnazioni, quando erano (o saranno?) membri di una missione spaziale sulla Luna.
Il manga mescola la timidezza dello shōjo allo stupore della fantascienza, ma per chi la ascoltare suona anche una nota eerie in sottofondo. È una storia complessa non nel senso che si fatica a seguirla, ma che combina elementi diversi in maniera originale e interessante, così che si esaltino a vicenda. Come mi capita solo con le opere migliori – quelle che mi rimango dentro a lungo – devo chiudere la pagina (o mettere in pausa) e guardare il soffitto, e lasciare che i pensieri stimolati dalla lettura/visione si liberino e salgano alla mia attenzione, come per una specie di fermentazione.
Penso spesso alla frase della canzone dei gitani (si chiama così, non mi linciate). «Esiliati dalla patria felice / sognano il loro amato paese». Forse è di questo che parla la serie di Hiwatari: di una nostalgia che, più che indicare una direzione, genera solo spaesamento. La vita che ci siamo lasciati alle spalle è davvero la nostra? Ha senso farsi guidare dai sogni di un’esistenza passata?

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